Oltre l’Aborto: Perché dire sì alla Vita è Possibile! (e NON sei sola)
Ottobre 10, 2018

Cosa devi sapere prima di abortire? Come si regola la legge 194/78? Chi può aiutarti PRIMA e DOPO l’aborto? Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande e includere tutto quello che c’è da sapere sull’aborto. ( aggiornamento sui mezzi abortivi del 24/08/2026 a cura del dott. Alberto Virgolino, Presidente di AIGOC).
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INDICE: |
Come si fa ad abortire Aborto chirurgico, chimico o farmacologico, La inversione della RU486, Aborto nascosto nella contraccezione d’emergenza. |
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Cosa prevede la legge 194
L’aborto (o interruzione volontaria di gravidanza, IVG) è regolato in Italia dalla legge 194, che risale al 1978,confermata dal referendum del 1981. La campagna per l’approvazione della legge sull’aborto fu portata avanti dal Partito radicale, con gli esponenti Marco Pannella e Emma Bonino. La legge, pur riconoscendo al suo articolo 1 “il valore sociale della maternità e la tutela la vita umana dal suo inizio” pur sottolineando che l’interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo di controllo delle nascite, prevede la libertà di abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento e (12 settimane + 3 giorni), su richiesta della madre. È prevista inoltre la possibilità di interruzione della gravidanza fino alle 22 settimane nel caso ci siano gravi malformazioni nel feto, tali da causare gravi danni psicologici alla gestante, oppure in caso di grave pericolo di vita per la donna.
Quando la donna decide di fare richiesta di interruzione della gravidanza, si rivolge ad un medico del Consultorio pubblico o di un Servizio ostetrico-ginecologico ospedaliero, struttura socio-sanitaria regionale o al medico di Medicina Generale, ove il quale, dopo un colloquio nel quale la donna presenta le motivazioni che la inducono ad abortire e il medico offre possibili risposte alle stesse motivazioni, coinvolgendo possibilmente anche associazioni dedite all’aiuto delle donne in gravidanza, le rilascia un documento o una certificazione firmata dal medico e dalla donna stessa, con la quale si richiede l’esecuzione della procedura asseconda la volontà della donna a procedere per l’IVG. Da quel momento, la legge prevede che debbano passare 7 giorni almeno, prima di recarsi nei Centri autorizzati dalla Regione per l’IVG; durante i quali 7 giorni la donna abbia ha la possibilità di recedere dalla decisione, per un eventuale ripensamento.
In quasi 50 anni gli aborti nel nostro Paese, secondo la legge, sono ormai vicini ai 7.000.000 (approfondisci leggendo il nostro articolo a riguardo).
Come si fa ad abortire?
Le procedure abortive previste in ITALIA dalla legge 194/78 sono due: 1) chirurgica e 2) chimica o farmacologica. dipendono dall’epoca gestazionale: per ogni età dell’embrione o del feto, esistono metodiche diverse.
Aborto chirurgico
L’intervento dura 15-30 minuti, e se privo di complicanze immediate (emorragia, infezioni, febbre) la donna viene dimessa in giornata.
Complicanze dell’aborto chirurgico
Tra le complicanze più frequenti ci sono sanguinamenti (1,7%), infezioni (2%), lesioni del collo dell’utero e perforazioni uterine (0,7 per 100000 interruzioni), lesioni degli organi interni (rara); tali complicanze sono in genere legate alla tecnica chirurgica.
La morte della donna è una complicanza possibile ma è un’evenienza molto rara (0.1/100.000 aborti)
Ci sono diversi video in merito, quello più conosciuto si trova qui, girato e commentato dal più noto medico abortista degli Stati Uniti, Bernard Nathanson.
La scoperta della verità dell’aborto, grazie ai mezzi ecografici, portò Nathanson a cambiare radicalmente opinione sull’aborto, che riconobbe come una soppressione di un bambino vivo. Il ginecologo divenne, da allora, un attivista pro life. Il video ha avuto milioni di visualizzazioni in tutto il mondo.
Aborto chirurgico dopo il I trimestre
Dopo il primo trimestre, l’aborto consiste in una procedura condotta in regime di ricovero ospedaliero che si avvale delle prostaglandine per indurre la dilatazione del collo uterino e le contrazioni delle sue pareti in modo che il feto venga espulso con la placenta e le membrane del sacco amniotico. Si può considerare come un piccolo parto vaginale indotto. Il feto può avere ancora il battito cardiaco presente, ma non ha la capacità di respirare; se avesse un’età superiore alle 21 settimane potrebbe giovarsi di un’assistenza neonatale intensiva che lo farebbe sopravvivere, ma in questi casi il feto neonato viene lasciato morire senza avere assistenza.
Più si va avanti nella gravidanza, più il bambino cresce, maggiori sono le sue possibilità di sopravvivenza al di fuori dell’utero. Così, in caso di interruzione volontaria di gravidanza oltre il primo trimestre, capita di trovarsi di fronte ad un feto ancora vitale per la presenza dell’attività cardiaca, come si può vedere in questo video di un piccolo abortito a 14 settimane.
Aborto chimico o farmacologico

Il Mifepristone o RU486 agisce bloccando l’azione dell’ormone progesterone che favorisce l’impianto nell’utero dell’embrione e la formazione della placenta. In tal modo l’embrione viene privato dell’ossigeno e del nutrimento proveniente dal sangue materno e muore. Per essere espulso dall’utero è necessario quasi sempre assumere anche la Prostaglandina (Misoprostolo), la seconda pillola, che determina la dilatazione del collo dell’utero e le contrazioni delle sue pareti.
Disturbi per la donna con RU486
Queste pillole provocano i seguenti disturbi: dolori addominali crampiformi spesso di notevole intensità, perdite ematiche abbondanti e prolungate anche per 2-3 settimane, nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, brividi e febbre. Se quest’ultima persiste per 24 ore dopo il Misoprostolo è necessario il ricovero ospedaliero urgente per una infezione (Clostridium Sordelli) che potrebbe essere letale! Alla donna infatti, viene sempre indicato un ospedale di riferimento più vicino al suo domicilio proprio per eventuali interventi di emergenza.
I tempi di espulsione del feto sono molto variabili, da pochi giorni a due settimane. La donna che deve osservare tra le perdite ematiche e i coaguli la presenza di materiale embrionale a conferma dell’avvenuta espulsione, è possibile che possa riconoscere (specialmente dopo la 7^settimana di gravidanza) l’embrione formato anche se di 1-2 cm di lunghezza. Questo evento, insieme alla situazione di solitudine della donna, l’intensità dei sintomi suddetti, l’attesa indefinita dell’espulsione del feto, comporta una grave stress psicologico per la donna, maggiore di quello conseguente all’aborto chirurgico con ripercussioni psichiche anche a distanza di tempo.
Il protocollo dell’aborto farmacologico prevede comunque che la donna ritorni al controllo ginecologico dopo 14 giorni dall’assunzione della seconda pillola, il MIsoprostolo. L’ecografia transvaginale accerta se la gravidanza è stata interrotta e l’espulsione di tutto il contenuto uterino è stata completa; oppure se la gravidanza prosegue, come può accadere nell’1-3% dei casi.
Complicanze dell’aborto chimico
Le complicanze immediate sono circa 4 volte più frequenti rispetto all’aborto chirurgico, soprattutto l’aborto incompleto, quando parti del sacco gestazionale (placenta e membrane) restano all’interno dell’utero; ciò richiede sempre un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina con ricovero ospedaliero.
Sia per le abbondanti perdite ematiche sia per le infezioni conseguenti ad aborto incompleto che possono causare rispettivamente shock emorragico o shock settico, la mortalità materna per l’aborto farmacologico è circa 10 volte superiore a quella 
POSSIBILE INVERSIONE DELLA PILLOLA ABORTIVA RU486
per le donne che si pentono della scelta abortiva, prima di prendere la seconda pillola di prostaglandine.
Negli USA un gruppo di medici ginecologi hanno costituito una “rete” (Abortion Pill Rescue Network)) per mettere in atto dal 2012 una terapia detta “Abortion Reversal Pill” (APR) con alte dosi di Progesterone per contrastare l’effetto della pillola RU486, per le donne che dopo averla assunta, prima di prendere la seconda pillola di Misoprostolo, hanno ripensato alla scelta abortiva. Con il progesterone ad alte dosi, assunto quanto prima (entro le 72 ore) dopo la RU486 e proseguito per alcune settimane, il 64-68% delle donne sono riuscite a salvare la vita del loro bambino. I bambini nati dopo questo trattamento ormonale con il progesterone nelle madri, non hanno presentato problemi perinatali rispetto agli altri nati. Non ci sono dati in letteratura scientifica su eventuali effetti malformativi della RU486, a differenza del Misoprostolo per il quale invece, sono state segnalate possibili anomalie congenite.
E’ necessario che la donna che intende rinunciare all’aborto chimico dopo aver assunto la prima pillola RU486, venga visitata e sottoposta ad una ecografia ginecologica prima di iniziare ad assumere il Progesterone, per escludere preventivamente una gravidanza extrauterina.
E’ noto da tempo l’effetto abortivo delle Prostaglandine, assunte da sole dopo un test di gravidanza positivo, che agiscono sulle pareti del collo uterino rendendolo più morbido e quindi più facilmente attraversabile, quindi aperto,sotto le contrazioni delle pareti dell’utero, indotte sempre per azione delle stesse prostaglandine. Le contrazioni provocano il distacco dell’abbozzo placentare nelle prime 2 settimane di gravidanza o proprio della placenta nelle settimane successive, causando la morte dell’embrione e una abbondante emorragia che necessita di essere fermata con un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina. Il farmaco che contiene le prostaglandine, Cytotec, è facilmente reperibile presso le farmacie pubbliche con la richiesta del medico per la prevenzione o la terapia dellagastrite da FANS o dell’ ulcera gastroduodenale. La donna che assume questo farmaco in gravidanza può andare incontro a questo tipo di aborto che simula un aborto spontaneo nel primo trimestre, quindi non viene registrato come aborto volontario se la donna ne omette la causa, come fa per non incorrere nella denuncia di aborto volontario clandestino, al di fuori della L.194/78.
ABORTO NASCOSTO o CRIPTOABORTO
Mediante le pillole della cosiddetta “contraccezione d’emergenza” che vengono assunte dopo un rapporto sessuale ritenuto a rischio di gravidanza, si possono interrompere inconsapevolmente gravidanze iniziate nella tuba materna e non progredite in utero per l’azione delle sostanze ormonali assunte a breve distanza di tempo dallo stesso rapporto che interferiscono con l’annidamento dell’embrione nell’utero. Si definiscono aborti “nascosti” perché non possono essere riconosciuti mediante un classico test di gravidanza, in quanto l’ormone beta-HCG viene prodotto soltanto subito dopo l’impianto dell’embrione nell’utero.
Le pillole utilizzate sono le seguenti.
1) Pillola del giorno dopo (entro 3 giorni)
Un progestinico, Levonorgestrel (nome commerciale NORLEVO), ha un effetto di inibizione dell’ovulazione soltanto parziale, significa che l’ovocita può essere comunque rilasciato dall’ovaio ed essere fecondato dagli spermatozoi liberati nel rapporto sessuale. Pertanto l’azione che impedisce la gravidanza si realizza in maggior percentuale (dal 51% dopo 24 ore, 65% dopo 72 ore dal rapporto) per la modifica della parete uterina interna (endometrio) tale da non consentire l’annidamento nell’utero dell’embrione concepito alcuni giorni prima nella tuba. L’efficacia della “pillola del giorno dopo” nell’impedire la gravidanza varia dall’83% se assunta 24 ore dopo al 74% dopo 72 ore dal rapporto sessuale.
che ha la funzione di interrompere o prevenire il meccanismo ovulatorio; deve essere presa a breve distanza dal rapporto sessuale non protetto: il periodo più sicuro sono 24 ore, si può arrivare a 48 o 72 ore, più passa il tempo, minore sarà l’efficacia. Gli studi clinici hanno dimostrato un’efficacia che si aggira intorno all’85%. In caso si sia verificata l’ovulazione e il rapporto sessuale sia stato fecondante, il meccanismo d’azione potrebbe essere abortivo, poiché il farmaco induce una modificazione della struttura dell’endometrio che impedisce l’impianto dell’embrione formatosi.
Da leggere gli effetti potenzialmente abortivi riportati nel documento qui , validi sia per la pillola del giorno dopo che dei 5 giorni dopo.
In caso vi sia già stato un impianto embrionale e la gravidanza è iniziata, l’assunzione del Levonorgestrel non ha alcun effetto sulla gravidanza iniziata sull’embrione e sul feto alla nascita.
Il farmaco è relativamente innocuo. Gli unici effetti collaterali costituiti da nausea, vomito e cefalea, sono relativamente poco frequenti e scompaiono nell’arco di poche ore dall’assunzione. Ci possono effetti inibitori sulla ovulazione che può essere soppressa o ritardata per diverso tempo, con maggiore durata se l’assunzione della pillola viene assunta più volte.
2) Pillola dei 5 giorni dopo (entro 5 giorni)
Definita “contraccettivo d’emergenza”, si assume entro 120 ore (5 giorni) da un rapporto sessuale non protetto o dal fallimento di altro metodo contraccettivo. Il farmaco, La pillolaellaOne contiene una sostanza, Ulipristil Acetato (UPA), della stessa famiglia del Mifepristone (RU486) che ha un potente effetto è un inibitore del progesterone, l’ormone fondamentale per l’annidamento dell’embrione nell’utero; quindi un’azione abortiva precoce. Il suo effetto contraccettivo è dovuto alla inibizione o al ritardo dell’ovulazione, ma dipende dal momento di assunzione rispetto alla fase ovulatoria del ciclo ovarico . Quando infatti viene assunta nella fase preovulatoria avanzata ed ovulatoria l’effetto inibitorio è verificabile nel 60-70% dei casi, fino quasi ad azzerarsi nella fase postovulatoria. Dunque, l’azione di contrasto dell’UPA sull’impianto dell’embrione nell’utero può esseresempre presente. principale è di impedire o ritardare l’ovulazione per un tempo più lungo rispetto al levonorgestrel; tuttavia per le sue caratteristiche, determina anche una modificazione endometriale, quindi nel caso si sia verificato il concepimento, il meccanismo d’azione sarebbe abortivo e la pillola impedirebbe l’impianto dell’embrione.
Il tasso di gravidanza, ossia il mancato effetto contraccettivo/abortivo precoce, per la questa pillola è di 0,9 gravidanze/100 utenti se viene assunta entro le prime 24 ore; 1,4 gravidanze/100 utenti entro le 72 ore (nel bugiardino: 2 gravidanze/100 utenti).
E’ stato anche dimostrato che una dose doppia di UPA, 60 mg, ha lo stesso effetto abortivo nelle prime 9 settimane di gravidanza pari a quello della pillola RU486, utilizzata proprio per effettuare l’aborto chimico o farmacologico (NEJM EVIDENCE, January 23, 2025. A Proof-of-Concept–Study of Ulipristal Acetate for Early Medication Abortion. DOI: 10.1056/EVIDoa2400209).
Effetti collaterali
Anche Ulipristil Acetato ha alcuni effetti collaterali, più frequenti rispetto al Levonorgestrel, che vanno dalla nausea al vomito, alla cefalea, al dolore pelvico, mestruazioni più dolorose, dolori alla schiena.
Viene qui riportata la nota di AIFA, relativa a Esmya, che contiene 5 mg di ulipristal e del quale vengono segnalati i potenziali e gravi danni epatici. Ellaone ne contiene ben 30 mg.
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ABORTO IN ALTRI PAESI
Aborto oltre le 22 settimane di gravidanza
In Italia non è legale interrompere la gravidanza oltre le 22 settimane, ma in alcuni Stati in America è possibile abortire anche nel terzo trimestre di gravidanza. Qui sono indicate le procedure di aborto in quest’epoca gestazionale, quando il bambino è in grado di respirare con la dovuta assistenza neonatologica al di fuori del ventre materno.
Aborto oltre le 24 settimane di gravidanza (Stati Uniti) (video)
In questo video, invece, il dottor Antony Levatino, medico abortista americano, spiega con precisione come avviene un aborto nel terzo trimestre di gravidanza: al bambino viene iniettata una dose letale di un farmaco che arresta il suo piccolo cuore. Il medico utilizza una siringa e con un ago raggiunge il piccolo individuandolo attraverso le immagini ecografiche. Il bambino in genere muore subito, poi viene indotto il parto e la mamma può abortire in casa o in ospedale. In epoca gestazionale ancora più avanzata, può accadere che la donna debba essere sottoposta ad un vero e proprio intervento , e il bambino viene estratto a pezzi dal ginecologo, che ne frantuma la testa, troppo grande per attraversare integra il collo dell’utero. I rischi, anche per la mamma, sono altissimi.
Al termine del video il dottor Levatino rivela che ha scelto di non praticare più aborti, quando ha capito che, a qualunque epoca della gravidanza, si trovava di fronte ad un essere vivente appartenente alla specie umana, “figli e figlie”. Anche il dottor Levatino è diventato un attivista pro life.
Aborto oltre le 24 settimane di gravidanza (a nascita parziale – Stati Uniti) (video)
Un altro metodo abortivo, legale solo in alcuni stati americani, è “l’aborto a nascita parziale”. Questa procedura prevede che il feto, dopo il secondo trimestre di gravidanza, venga estratto, ancora vivo, dal ventre della madre solo parzialmente, per le gambe, ma lasciato all’interno con la testa, perché altrimenti si sarebbe di fronte ad un bimbo nato vivo e quindi si tratterebbe di omicidio infanticidio. Il medico abortista afferra la nuca del piccolo ed introduce l’ago di una siringa , con la quale aspira il cervello. Così muore il bambino. E’ possibile vedere, attraverso disegni, la reale procedura .
8) Aborto fino al momento della nascita: il bambino vivo può essere soppresso un minuto prima del parto
Negli Stati Uniti, in alcuni Stati, l’aborto è concesso e legale fino al momento del parto, ma recentissima l’approvazione da parte del governatore del Massachusetts, donna, con gli applausi delle donne presenti nel suo studio al momento dell’atto di firma. https://lavocedinewyork.com/news/2026/08/11/aborto-svolta-in-massachusetts-e-il-decimo-stato-a-rimuovere-restrizioni-negli-usa/
Settembre 8, 2026
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