Non mi riconosco nel mio corpo, la parola del Pediatra
Settembre 28, 2026

La Guida dei Pediatri che ha fatto discutere
Si chiama “Oltre lo sguardo”. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente” pubblicata e diffusa ai Pediatri a firma congiunta dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) che ha sollevato un vivace dibattito e numerose critiche da parte dei genitori e della società civile perché fortemente orientata verso un approccio affermativo alla disforia di genere secondo cui, se un bambino o un adolescente manifestano i sintomi di un disagio identitario, bisogna assecondarli: approccio, questo, non condiviso da molti pediatri.
Durante la pubertà e l’adolescenza molti ragazzi/e possono provare un disagio verso il proprio corpo desiderando di appartenere al genere opposto; stiamo parlando del cammino evolutivo della crescita e, più precisamente, del “processo di individuazione di sé”, cioè di un percorso psicologico interiore, che nel tempo porterà a realizzare sé stesso in modo unico ed irripetibile.
Tale percorso si sviluppa attraverso delle tappe che ciascuno di noi compie, integrando e armonizzando fattori biologici, relazionali, educativi, culturali e sociali, ma che non sempre si snoda in modo lineare, passando da Identità di genere e Ruolo di genere ad Orientamento sessuale e Comportamento sessuale.
Chiariamo dapprima i termini della questione insieme a Roberto Marchesini, psicoterapeuta ben noto ai nostri lettori (Come scegliere il proprio orientamento sessuale – o vivere felici – R. Marchesini . Ed. Fede e Cultura, pag. 13)

Cos’è l’orientamento sessuale
L’orientamento sessuale è uno degli aspetti che compongono la sessualità umana. Questi aspetti possono essere elencati e descritti in questo modo:
1. Il sesso biologico: composto dal sesso genetico o cromosomico ossia stabilito al momento della fecondazione e determinato dai cromosomi XX nella donna e XY nell’uomo, caratterizzando in tal modo ogni cellula del corpo in modo maschile oppure femminile, fin dal concepimento. IL sesso biologico comprende anche il sesso gonadico per cui è il diverso patrimonio genetico che causa lo sviluppo degli organi sessuali maschili e di quelli femminili e infine dal sesso somatico o fenotipico che comprende lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (pelle, seno, conformazione fisica, muscolatura, depositi adiposi, barba, voce…) e degli organi riproduttivi.
2. Il sesso psicologico con l’identità sessuale e l’identità di genere. L’identità sessuale è la coscienza di appartenere ad un determinato sesso, ossia la consapevolezza di essere maschio o femmina. L’identità di genere è la consapevolezza del ruolo sociale che le persone del proprio sesso svolgono nella società. Ad es. fanno parte dell’identità di genere il maggior senso materno nelle donne e la maggiore competitività degli uomini.
3. L’orientamento sessuale è la direzione verso la quale si rivolge il desiderio sessuale. E’ importante sottolineare che l’orientamento sessuale è definito dall’oggetto del desiderio sessuale (persone dello stesso sesso, del sesso opposto, bambini, anziani, animali…), non dal comportamento sessuale; infatti, ci possono essere, ad esempio, persone eterosessuali che hanno rapporti omosessuali e persone omosessuali che non hanno rapporti sessuali, o che ne hanno di eterosessuali…

Cos’è la disforia di genere
La disforia di genere non è quindi una disfunzione endocrina, né una malattia genetica e nemmeno una malattia mentale. Il termine si riferisce a un disturbo in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico e assegnato alla nascita che determina un profondo disagio o addirittura angoscia causati dalla percepita discrepanza tra il sesso biologico di nascita e il genere in cui la persona si riconosce. Come abbiamo visto, sesso e genere non sono sinonimi: il sesso è un dato biologico e naturale mentre il genere è una identità psicologica e socioculturale che può anche non coincidere con il sesso: persone con corredo cromosomico XY maschile o XX femminile e caratteri sessuali interni ed esterni rispettivamente maschili o femminili non si riconoscono nel loro corpo maschile o femminile e si sentono di appartenere all’altro sesso, pur non avendo alcuna disfunzione endocrina.
La profonda insoddisfazione verso la propria immagine, può persistere e spesso compaiono stati di vera e propria angoscia, spesso associati a depressione, disturbi di deficit dell’attenzione, disordini dello spettro autistico, idee suicidarie. In questi casi complessi e in evoluzione, la disforia deve essere valutata tenendo conto delle comorbidità eventualmente presenti. La sofferenza profonda può essere aggravata da atteggiamenti discriminatori di bullismo da parte di compagni e anche di adulti, da una mancata accettazione in famiglia e nell’ambito scolastico e sociale.
Il parere del Prof. Giuseppe Chiumello
Utile e illuminante su questo tema mi è parso l’intervento, che vi propongo, del professore Giuseppe Chiumello, specialista in pediatria, endocrinologia e diabetologia. Già membro del Comitato Etico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, è stato direttore del Centro di Endocrinologia dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di Milano e membro del CET Lombardia. Professore emerito di Clinica Pediatrica, è attualmente anche un componente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, e che ho avuto il privilegio di avere come docente negli anni di formazione specialistica in Pediatria presso la Clinica De Marchi in Milano.
“Partiamo da una premessa importante: queste linee guida sono legittime in quanto redatte da un ente che ha tutto il diritto di emanare documenti per i propri soci e iscritti, ma si tratta di suggerimenti chiaramente non vincolanti per l’attività del pediatra. Si tratta di suggerimenti del Consiglio direttivo – infatti sono firmati dal Presidente – ma sicuramente mi sento di dire che non raccolgono l’unanimità dei pediatri italiani”.
“Ritengo che la posizione proposta, pesantemente orientata verso un approccio affermativo alla disforia di genere, non sia infatti condivisa da molti pediatri. Il processo dell’identità sessuale evolve nel tempo, non è qualcosa di statico, per cui è molto importante che il pediatra si ponga quale ascoltatore e non come un giudice di quello che la famiglia o un ragazzo gli pone. Il problema della disforia di genere deve essere affrontato con molta prudenza, anche perché la medicalizzazione precoce costituisce un pericolo, sin dalla prescrizione dei farmaci bloccanti la pubertà che inibiscono la secrezione ormonale. È già questa una scelta molto criticabile, perché è il primo passo verso la somministrazione di altri farmaci, quali testosterone ed estrogeni, fino ad arrivare all’intervento chirurgico che chiude il cerchio in un’irreversibilità della situazione. Inoltre, è ormai documentato sul piano clinico che nel 90-95% dei casi tali incongruenze di genere si risolvono spontaneamente con la pubertà. Pertanto è molto importante che un bambino, un ragazzo, non sia medicalizzato: un’eventuale disforia deve essere affrontata lentamente nel tempo e con competenza proprio al fine di evitare situazioni che poi diventino irreversibili”.
“Compito del pediatra è piuttosto rendersi conto che spesso a queste situazioni di incongruenza di genere possono essere associate altre patologia, quali l’autismo, le situazioni di depressione e di ansia che possono estrinsecarsi verso tale sentirsi incongruenti rispetto al proprio corpo. Di conseguenza, è necessario sentire anche uno psicologo, un neuropsichiatra, un endocrinologo con competenze pediatriche, ma la cosa deve essere fatta gradualmente e con molto buon senso. Queste linee guida, comunque, non favoriscono il bene del bambino, come testimoniano tra l’altro le storie dei numerosi detransitioner. Insomma, il pediatra deve avere una visione completa del problema, non deve lasciarsi trascinare nell’iniziare un percorso che potrebbe poi essere disastroso per il ragazzo, e non sposare pesantemente il percorso affermativo di genere, per cui auspico vi siano delle prese di posizione anche da parte di altri colleghi che non condividono questo approccio di per sé molto criticabile”.
“Il problema, al di là di ideologie, deve essere affrontato con estrema prudenza, tenendo conto della reale situazione psicologica e ambientale che non deve giustificare scelte affrettate. Il filo conduttore deve essere una scelta fatta con amore, non solo dalla famiglia, ma da tutti gli operatori sanitari che accompagnano queste persone che sempre hanno avuto e hanno una vita di sofferenze e devono essere aiutati non solo con un supporto psicologico, medico ma con vicinanza, comprensione, affetto e molto, molto amore”.
Dott.ssa Donata Magnoni – Responsabile CAV
Settembre 28, 2026
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