San Francesco, la mostra a Varese organizzata dal Movimento per la Vita

Vittoria Criscuolo​​
Ottobre 3, 2026
Articolo: San Francesco, la mostra a Varese organizzata dal Movimento per la Vita
San Francesco

SAN FRANCESCO D’ASSISI: UN UOMO IN CRISTO

Intervista a Radio Maria – 21/09/2026. È possibile riascoltare qui la trasmissione

https://radiomaria.it/puntata/tavolo-pro-life-21-09-2026/ 

Sebbene viviamo in un contesto culturale e sociale sempre più scristianizzato, Francesco d’Assisi resta ancora una figura di cui difficilmente un italiano non abbia mai sentito parlare. Tutti sappiamo qualcosa di lui. Quando ci imbattiamo col suo nome ci viene in mente qualcosa: un’immagine, un santino, una statua, un affresco, l’idea che parlasse anche con gli animali, la povertà, la rinuncia ad avere una donna, il Cantico delle creature… Il rischio, però, è di averlo già catalogato tra le “cose” che non ci interessano, che non “c’entrano” con noi, con la nostra vita, col nostro vissuto quotidiano. Oppure l’altro rischio è quello di sentirlo distante, lontano, inarrivabile.

È mia gradita ospite la Dott. Barbara Braconi, che ha curato una mostra su San Francesco per il convegno di Fides Vita, ospitata a Varese nel chiostro dei Frati Cappuccini di viale Borri. Chiedo: perché una mostra su San Francesco?

Mostra San FrancescoIn occasione del XX Convegno Fides Vita, nel 2010, insieme ad alcune amiche, ho curato una mostra su San Francesco, che è il primo santo amico del nostro cammino. Recentemente ospitata a Varese, nell’occasione del Giubileo francescano in corso per l’ottavo centenario della morte del santo, la mostra, da cui prende origine questa intervista, è intitolata: “San Francesco d’Assisi: un uomo in Cristo”.

Il mio interesse per i santi, in primis per Francesco d’Assisi, voglio esprimerlo con queste parole di Nicolino Pompei, il fondatore di Fides Vita, da cui ho imparato e tuttora imparo l’amore per i santi:

“Avvicinarsi, mettersi davanti e dietro ai Santi, è solo per l’attrattiva che essi fortemente comunicano ed emanano alla nostra ragione e libertà, attraverso la loro vita, le loro parole, le loro azioni, la loro intelligenza e libertà, il fascino del loro procedere, la stima puntuale della realtà tutta, le loro opere. Non si può non riconoscere – solo ad essere un minimo, ma proprio un minimo, leali con se stessi e ad avere un semplice amore alla propria vita – di trovarsi di fronte a uomini pieni: profondamente, semplicemente e pienamente umani. Sì, uomini veri, cioè veramente uomini. E questo costringe a guardare, a porci, anche elementarmente, di fronte all’Oggetto-Soggetto dello sguardo, di fronte alla ragione del loro essere, del loro muoversi, di questa incredibile umanità. Di fronte all’Amore che essi amano e da cui si lasciano totalmente penetrare. Di fronte alla Presenza che dicono di seguire e servire che, pur nella diversità di secoli, cultura, età e temperamenti, è sempre e solo Uno. Uno, non un principio. Uno, non un’idea. Uno, non un valore. Uno, non un progetto. Uno, non un messaggio sociale. Colui che ha 2000 anni, quell’Uomo pieno di un’unica pretesa: Gesù Cristo. Questo è il Cristianesimo: Gesù Cristo, il Mistero fatto Carne, il significato e il compimento dell’uomo che si fa Uomo. Colui in cui solamente è possibile ritrovarsi pienamente uomo. Ed è fatta di uomini così la compagnia dei Santi. Ed è per questo che la loro compagnia ci è così cara ed inevitabile; è in ogni momento anelata, cercata, approfondita, amata e mendicata. Loro sono il nostro quotidiano paradigma dell’umano pieno, che noi, con tutto il limite e la fragilità, guardiamo” (Nicolino Pompei, Amici in Paradiso, X Convegno Fides Vita).

 Che cosa sappiamo del Santo Patrono del nostro Paese?

Nato ad Assisi intorno al 1182, Francesco era figlio di un ricco mercante di stoffe. Aveva una vita agiata e aspirava ad acquisire il titolo nobiliare. Nella sua città era il re delle feste, sia per il temperamento che per le possibilità economiche. Eppure tutto questo a Francesco non bastava. Emergeva sempre più in lui un’inquietudine a cui non sapeva dare risposta. Poco fa ho assistito ad un’intervista al cantante Ultimo sulla sua canzone in uscita dal titolo “Tutto”. Scritta subito dopo l’ultimo concerto a Tor Vergata, dove si sono radunati oltre 250000 spettatori, Ultimo ha raccontato che la canzone è nata dalla provocazione ricevuta da un giornalista che, di fronte all’enorme successo ricevuto, gli diceva: “Ora hai tutto!”. In un verso della canzone il cantante confessa: “Ma io sento freddo anche se per te ho tutto”. Soldi, donne, spensieratezza, possibilità di avere un’armatura e un cavallo, vita agiata… Francesco era un ragazzo che agli occhi del mondo aveva tutto, ma questo tutto non gli bastava. La sua conversione inizia quando comincia ad andare a fondo a questa mancanza, che intuisce non essere una sua stranezza ma l’espressione più vera e profonda della sua umanità, come di quella di ogni uomo. Inizia a riflettere, passeggiando a lungo da solo nelle campagne di Assisi. Partito per andare a combattere in Puglia con lo scopo di vincere e ricevere il titolo nobiliare, torna indietro. Le Fonti Francescane narrano che in sogno, durante il viaggio, Francesco avesse sentito una voce che gli chiedeva: “Chi vuoi servire il servo o il Padrone?”. Decide di tornare indietro e di abbandonare per sempre i sogni cavallereschi e le mire nobiliari. Decide di cominciare ad andare a fondo al rapporto con quel Padrone perché iniziava a sperimentare che gli conveniva seguire Lui piuttosto che le proposte mondane. In questo periodo accadono a Francesco due fatti per lui decisivi, a cui sceglie di lasciar determinare tutto il resto della sua vita.

La lebbra era una piaga molto diffusa al tempo di Francesco. I lebbrosi dovevano lasciare i centri abitati ed erano costretti a portare un campanello sul bastone a cui si appoggiavano camminando, per avvisare gli altri del loro arrivo, in modo che potessero allontanarsi ed evitare il contagio. Francesco era terrorizzato dalla possibilità di contrarre la lebbra. Le Fonti narrarono però che un giorno, camminando in aperta campagna, Francesco incontrò un lebbroso e invece di allontanarsi gli andò incontro, gli donò il suo mantello e lo baciò. Baciare un lebbroso è molto di più che donare il proprio mantello. Mi è sempre rimasto impresso l’invito che ci faceva Papa Francesco quando ci diceva di toccare la mano dei mendicanti a cui facciamo elemosina e di guardarli negli occhi (cfr Udienza del 05/06/2013).

La mostra aveva, tra i suoi pannelli, l’episodio della chiesetta diroccata di San Damiano. Vuoi ricordarlo?

A Francesco divenne sempre più cara la diroccata chiesetta di San Damiano, dove c’era ancora un grande Crocifisso, di fronte al quale amava andare a pregare. Le Fonti raccontano così il fatto: “Mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore,udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui dalla croce e dirgli per tre volte: ‹‹Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina››” (FF 1083).  

Francesco lasciò la casa paterna, rinunciando a tutti i suoi averi. Spogliatosi anche dei panni che indossava, per restituirli al padre, e non avere più nulla di proprio, fu accolto nell’abbraccio della Chiesa attraverso il gesto del Vescovo d’Assisi che lo coprì col suo mantello dandogli la sua benedizione per la vita che riconosceva di iniziare a vivere.

La figura di Francesco d’Assisi fu particolarmente stringente per Nicolino, quando a 18 anni si trovò per la prima volta davanti alla sua testimonianza e a pregare sulla sua tomba. “Perché? Perché tu – così pienamente soddisfatto da tutto quello che la mentalità comune e del mondo (quella del 1200 come d’altra parte quella di oggi… cambia solamente l’espressione) indica come la soddisfazione e il massimo – hai posto ad un certo momento la tua vita radicalmente dalla parte opposta? Perché tu, pienamente realizzato secondo i criteri di valutazione di questa mentalità, lasci tutto e scegli una condizione totalmente opposta?”. Queste domande iniziarono ad interrogarlo profondamente portandolo a voler avere sempre più familiarità con la figura di Francesco. Quando questo accade, ogni santo ci porta a Cristo. Scrive Nicolino della sua amicizia con san Francesco: “Mi costrinse razionalmente a guardare la Carne di Uno… Mi ha posto davanti a Uno. Uno presente. Non ad un atteggiamento. Non ad una devozione. Ma ad un Uomo. Un Avvenimento di Uomo con una pretesa e una promessa sconvolgente di felicità, quella a cui Francesco aveva radicalmente consegnato tutta la propria vita, tutta la propria carne, tutta la propria volontà, tutta la propria intelligenza, tutto il proprio cuore, tutto il proprio io: mio Dio, mio tutto!” (Nicolino Pompei, Dieci anni di Fides Vita, un piccolo popolo dentro l’Avvenimento del Cristianesimo).

Leggiamo sempre che San Francesco diceva “ Mio Dio, mio tutto!”. Parliamo del suo infinito amore per Cristo?

La mostra nasce proprio dal desiderio di far incontrare e conoscere San Francesco per quello che realmente è: un innamorato di Cristo, un uomo in Cristo, un alter Christuscome giustamente viene da secoli chiamato. L‘incontro con Gesù segnò per lui l’inizio di un rapporto d’amore giunto fino all’immedesimazione con l’Amato, come sigilla il dono delle stigmate. “Gesù portava sempre nel cuore – scrive Tommaso da Celano nella Vita Prima – Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra… Proprio perché portava e conservava sempre nel cuore, con mirabile amore, Gesù Cristo e questi crocifisso. Perciò fu insignito gloriosamente più di ogni altro dell’immagine di lui” (FF 522).

A ragione Dante, nel canto XI del Paradiso, riferendo della nascita di Francesco, dice che “nacque al mondo un sole”. La sua testimonianza ha attratto da subito numerosi giovani che hanno formato la sua prima comunità che poi è cresciuta e si è estesa nei secoli, fino ad oggi. La corsa dei primi amici dietro a Francesco, attratti dalla sua felicità, così è descritta da Dante nel già citato canto: “tanto che il venerabile Bernardo / si scalzò prima, e dietro a tanta pace / corse e, correndo, gli parve d’esser tardo. / Oh ignota ricchezza! Oh ben ferace! / Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro / dietro allo sposo, sì la sposa piace”.

 Sembrava giusto parlare di San Francesco, ci avviciniamo al 4/10, nuovamente festa nazionale.

 Ricordiamo con la dott. Barbara Braconi il Convegno di Fides Vita a San Benedetto del Tronto

Noi di Fides Vita stiamo preparando il nostro 36° Convegno nazionale, che si svolgerà a San Benedetto del Tronto dal 25 ottobre al 1 novembre, sul tema: “…si è fatto Carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” che Nicolino Pompei approfondirà nell’incontro di apertura, domenica 25 ottobre, alle ore 10.30. Nel corso del Convegno, tra tanti appuntamenti, ne avremo anche due dedicati a San Francesco d’Assisi: mercoledì 28 ottobre, alle ore 21.15, l’attore Alessandro Preziosi, sarà nostro ospite portando in scena lo spettacolo “La ferita, la letizia” su San Francesco d’Assisi. Domenica 1 novembre, alle ore 11.30, ci sarà invece un incontro sul libro di Chesterton dedicato a Francesco d’Assisi. L’intero programma dell’evento sarà consultabile nel sito http://www.fidesvita.org

 

 Desidero concludere con due preghiere di san Francesco.

La prima è la parte finale del Cantico delle creature, che spesso resta sconosciuta:

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e sostengono infermità e tribolazione.

Beati quelli che le sosterranno in pace, che da te, Altissimo, saranno incoronati.

Laudato si’, mi Signore, per sora nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare: guai a quelli che moriranno nei peccati mortali e beati quelli che la morte troverà nella tua santissima volontà, perché la morte non gli farà male.

 

La seconda è la preghiera di Francesco davanti al Crocifisso:

Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre del cuore mio.

E dammi fede retta,

speranza certa e carità perfetta,

senno e conoscenza.

Signore, che io faccia la tua Santa e vera volontà.

Amen

Dott. Barbara Braconi

intervista di Vittoria Criscuolo

http://www.vitavarese.org