Il dramma dell’aborto e il sostegno del MPV di Varese
Dal libro “ Una chat per la vita.50 storie di speranza”( testimonianza vera)
Una giovane donna di vent’anni, il 3 gennaio del 2021, alle 21.00, ci ha raggiunte in chat sul sito del Movimento per la Vita di Varese (MPV) confessando il proprio tormento. A luglio aveva scoperto di essere incinta, già alla settima settimana. Nel giro di tre giorni aveva abortito tramite farmaco RU486.RU486:problemi gravi per la donna confermati dai ginecologi americani
Le sembrava accaduto solo il giorno prima. Mille pensieri le affollavano la mente, primo fra tutti il senso di colpa: nonostante fosse informata, aveva avuto rapporti non protetti più volte, convinta di essere invincibile.
Ora si sentiva schiacciata da un errore terribile. Quando aveva visto il sangue scendere in bagno, era esplosa in un pianto disperato. Improvvisamente si era resa conto che aveva cancellato una vita sua, una pura vita uccisa da lei stessa. Si era creata, nella sua mente, una esistenza parallela, senza pentirsi della scelta perché non si sentiva pronta, eppure viveva nascondendo qualcosa a se stessa.
Ogni volta che ci pensava, crollava del tutto, come se avesse ucciso una parte magica e naturale di sé. Aveva cercato qualcuno con cui parlare, ma temeva di distruggere la famiglia, con la quale aveva un rapporto bellissimo. Si sentiva sola, sporca, incapace di elaborare il dolore. Non sapeva dell’esistenza del nostro Centro.
La risposta delle volontarie del Mpv di Varese
Noi volontarie del MPV di Varese abbiamo frequentato corsi di formazione per offrire aiuto alle donne in sofferenza a causa dell’aborto( volontario o spontaneo che sia), in risposta al telefono oppure in chat come in questo caso. Sappiamo che determinante, per non perdere l’occasione, è la risposta immediata e data con calore, non giudicando ma lasciando trapelare empatia.
Così è stata immediata la risposta: «Buonasera, mi dispiace per lei. Aver provato questa esperienza è terribile e lo sappiamo».
Non serve minimizzare il dolore, importante la disponibilità , l’ascolto con attenzione, la conferma della sofferenza. Poi necessariamente si passa all’offerta concreta: i riferimenti di un’associazione specializzata nell’accompagnamento dopo l’aborto, fornendo il numero di telefono e la disponibilità a continuare il dialogo.
Proseguendo nella chat, durata quasi un’ora, la volontaria MPV ha sottolineato che molte donne vivono lo stesso smarrimento e che il dolore è reale, profondo, a volte sommerso. Ma, alla compartecipazione, serve anche con fermezza l’informazione alla donna che soffre: da sole è difficile elaborare un lutto così intimo, mentre è possibile trovare qualcuno che accolga la persona ferita, senza fretta. Ecco perché serve chiamare il numero di chi è in grado di sanare il dolore, ci sono persone competenti, preparate, pronte ad ascoltare e ad aiutare a trasformare il peso in un cammino di pace.
La ragazza, inizialmente chiusa nella vergogna («come una ladra»), alla fine ci ha ringraziato: aveva avuto bisogno di parlarne senza nascondersi.
Dal libro “Una chat per la vita”: il libro verità del Movimento per la vita di Varese
Prof. Vittoria Criscuolo
Presidente del Movimento per la Vita di Varese
http://Vitavarese.org/contatti
