Million Dollar Baby: un pugno allo stomaco
Agosto 28, 2026

La trama
La pellicola è ambientata a Los Angeles nei primi anni 2000. Frankie Dunn è un anziano manager di boxe che ha passato tutta la vita in una vecchia palestra di periferia. Un giorno incontra Maggie Fitzgerald, una ragazza che lavora come cameriera, figlia poverissima dell’America rurale che si iscrive in palestra con il coraggioso intento a 31 anni di diventare una pugile professionista e la volontà di affrontare ogni sacrificio. Frankie accetta di diventare l’allenatore di Maggie e, incontro dopo incontro, la ragazza diventa un a celebrità. Durante un incontro, sul ring, l’avversaria sferra un pugno a Maggie in modo irregolare. La ragazza cade e colpisce l’angolo dello sgabello presente sul ring. La protagonista si risveglia in ospedale: i medici le comunicano che la lesione alle vertebre la paralizzerà dal collo in giù.
Il tema della vita 
Maggie fa capire a Frankie che vuole che lui interrompa la sua vita, ricorrendo all’eutanasia, pratica non autorizzata nello stato della California. L’umo rifiuta la sua richiesta, ma non sopporta vedere l’amica soffrire. Maggie tenta il suicidio due volte e viene salvata dai medici della clinica in cui ora è ricoverata. Frankie, allora, si consulta col prete, che gli sconsiglia di compiere un atto che non solo è immorale dal punto di vista cristiano, ma soprattutto che avrebbe un effetto devastante su una persona già profondamente ferita come lui. Nonostante ciò, una notte Frankie entra di nascosto nella stanza di Maggie, e dapprima stacca il respiratore per farla addormentare per poi iniettarle una massiccia dose di adrenalina per fermarle il battito cardiaco.
Riflessioni
Questa storia ci fa riflettere sul tema del fine vita. Il desiderio di porre fine alla propria esistenza ha radici profonde in Maggie e non riguarda solo la sua condizione di paralisi. Nella trama del film, infatti, viene specificato che la sua famiglia, motivo per cui risparmia i soldi guadagnati dagli incontri, non le vuole realmente bene ed è interessata solo ai suoi guadagni. La sofferenza più grande, quindi, è la solitudine, la mancanza di una rete sociale e di un affetto autentico e duraturo. Questo è un elemento centrale per poter leggere al meglio la pratica dell’eutanasia. Lo Stato e i servizi sociali prima di “staccare la spina” dovrebbero chiedersi quali strumenti di supporto emotivo e sostegno hanno messo in campo per evitarlo. Oltre al sistema di welfare, ovviamente, è essenziale che la persona senta di essere amata. Questo è l’elemento primario affinché una persona si senta degna e, quindi, non pensi al suicidio assistito o all’eutanasia come unica via di uscita.
Da ultimo, ma non meno importante, sono le condizioni specifiche mostrate nel film. Maggie tenta il suicidio in una struttura ospedaliera ben due volte. In questi casi, è essenziale attivare un supporto psicologico e sociale ben prima di tali tentativi. La condizione di paralisi era già di per sé e il modo in cui è stata procurata un fattore di rischio da prendere in considerazione. È evidente, quindi, l’importanza fondamentale della prevenzione e del sostegno alla sofferenza umana.
Virginia Banfi
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