Intervista al Dott. Pino Morandini, dal 1979 impegnato nella dirigenza del Movimento per la Vita italiano, di cui è Vice Presidente nella Giunta esecutiva. Con la Presidente del Movimento per la vita di Varese, Vittoria Criscuolo, ha collaborato alla realizzazione del convegno “Voglio un Movimento spericolato” che si terrà a breve , il 30 settembre e 1 ottobre, presso la Villa Cagnola di Gazzada (VA). Questo convegno riunisce per la prima volta in Italia tante realtà pro-life, diverse tra loro ma accomunate da valori identici che riguardano il rispetto della donna, la promozione della vita umana e della famiglia.

Il titolo del convegno “Voglio un Movimento spericolato”

A breve, si terrà questo convegno, frutto della collaborazione tra i Movimenti per la vita di Varese e di Trento, dal titolo particolarmente suggestivo “Voglio un Movimento spericolato”. E’ certamente di effetto e offre un’immagine di dinamismo, vi si coglie anche un invito all’ardore e al coraggio, all’unità, al confronto e all’azione comune. E’ come dire: tutti insieme contro l’aborto!

Un centinaio di persone si sono già iscritte; è una risposta molto positiva da parte del mondo pro-life italiano. Secondo lei, l’iniziativa risponde ad un bisogno particolare dei pro-life?

Il titolo non va inteso in modo letterale, non ha intenzione provocatoria o antagonista, ma vuole dare il suo contributo per aiutare a recuperare la grande passione per la vita perché ci sono molte realtà un po’ stanche, demoralizzate. Vogliamo dare, nel nostro piccolo, una mano alla grande famiglia nazionale del Movimento per la Vita; in particolare, alle realtà locali, per recuperare una passione, forse perduta.

E’ da una decina d’anni, forse quindici, che sogno di mettere le tante realtà intorno a un tavolo, innanzitutto per conoscersi e poi per condividere speranze e soprattutto verificare se sia possibile recuperare l’unità, che è un valore immenso. E’ infatti da questa unità che ci “riconosceranno”, non certo per la bellezza dei nostri Convegni o per l’acutezza delle nostre analisi. Inoltre l’unità ci rigenera e rende più efficace la nostra azione contro la cultura dello scarto. La quale veicolata da parecchi mass media, diffonde un’immagine distorta dei pro-life.

Vera democrazia se aiuta i più deboli

Lei ha alle spalle una lunga esperienza professionale di impegno per la giustizia sociale, unita al volontariato in difesa della vita, teso ad affermare il primo dei diritti, cioè il diritto alla vita del bimbo non ancora nato. Oltre a ciò, la tutela e la promozione della donna e della famiglia, all’interno della società. Qual è stata la più grande soddisfazione ricevuta? Quale la più grande difficoltà incontrata?

Sostenere e promuovere la vita nascente rappresenta un impegno splendidamente affascinante e al contempo particolarmente difficile. L’ho esperimentato in 45 anni di volontariato su questa frontiera. Affascinante, perché difendere la vita innocente (per di più minacciata da certa legislazione) e sostenere sua madre ti fa incontrare con la fragilità estrema, totalmente dipendente dagli altri e questo stimola il tuo impegno, che diventa gioia immensa quando nasce chi era invece destinato a non vedere la luce! Difficile, perché avversato dal pensiero unico. Sono quindi richiesti studio e aggiornamento per argomentare a favore della vita umana con ragionevolezza e umanità. Ciò mi ha consentito di vedermi approvate molte proposte di legge a sostegno della vita e della famiglia, i cui frutti sono stati la nascita di figli, la sorte dei quali sarebbe stata assai diversa, e l’aumento della natalità nella mia regione.

L’amarezza scaturisce dall’osservare, da un lato, il dilagare della cultura dominante, che sovente si accanisce contro la vita nascente e quella al tramonto; d’altro lato, l’appiattimento su di essa, fino a farsi rassegnazione passiva, da parte di molti. Non ci è consentita detta rassegnazione, considerata l’immensità della posta in gioco! Il grado di civiltà di un popolo si misura sulla capacità di aiutare i più fragili. Chiediamoci allora se la nostra è una vera democrazia o una democrazia molto fragile.

 

Salvati dal Movimento per la Vita: 275.000 bambini

Il Movimento per la vita, storicamente il primo movimento pro-life italiano, ha fatto molto salvando 275.000 bambini dal 1978 ad oggi. Tuttavia, se ne parla poco, i difensori della vita vengono spesso denigrati e portati al silenzio. Vi è forse una nuova strada da indicare al mondo pro-life per il futuro?

E’ un tema che mi sta moltissimo a cuore. Vale la pena adoperarsi nel volontariato, non solo per sostenere il diritto alla vita dei figli nel grembo materno e delle loro madri, ma anche per ridare fiducia, speranza a questa società. Sono i bambini il futuro di una Nazione, se essi vengono a mancare, la società si spegne. E’ generare la vita che dona speranza all’intera società. Le madri che sono state seguite dal Movimento per la Vita hanno ritrovato fiducia nella vita e non si sono mai pentite! Mentre invece chi abortisce si può pentire, può accusare la sindrome post aborto. Naturalmente la politica deve sostenere adeguatamente le scelte di vita e di famiglia. Abbiamo formulato proposte precise in tal senso.

 

Il messaggio per i giovani

Ha un messaggio particolare per i giovani di oggi che cercano la felicità e un senso per vivere? Spesso lo cercano nel divertimento, con estrema facilità rinunciano allo studio, si lasciano affascinare dalla violenza. Il volontariato per la difesa della vita è ancora un valore? Come proporlo ai giovani?

Innanzitutto, occorre affrontare il tema della libertà, poiché non è questo l’aspetto principale della realizzazione personale. Oggi, la libertà non manca, anzi, ce n’è fin troppa! Il bisogno più profondo non è questo, come vorrebbe inculcarci la cultura moderna. IL bisogno più profondo della persona è quello del senso della vita, di identità, di riconoscimento. Anche oggi la vita deve tornare ad essere un valore immenso, per  di più nell’attuale inverno democrafico. Come affermato da San Giovanni Paolo II , la vita umana,a partire da quella nascente, è la grande questione sociale del 3 millennio.

Chi lavora nei CAV o nei MPV sa che chi voleva abortire e poi invece ha rinunciato, ha trovato la gioia  grande di diventare padre e madre. Propongo ai giovani di esperimentare il servizio civile nei CAV o nei MPV. Si renderanno conto della bellezza di quell’esperienza! A noi il dovere di trasmettere la passione, spesso contagiosa, che il servizio alla vita umana ci ha donato.  Si renderanno anche conto di quanto sia diversa dalla realtà l’immagine che tanti mass media propagano su dette realtà di volontariato. Perchè le nostre realtà sono luoghi di incontro e di comunicazione, di relazione vera e non formale.

Il mio consiglio per la vita è che lavorino nel piccolo, nell’ambito lavorativo in cui sono chiamati ad operare, e che pensino in grande, con grandi ideali da realizzare!

Grazie Dott. Morandini, arrivederci al convegno!

Susanna Primavera