Cosa ci insegna il tacchino induttivista

La storiatacchino_cucinato

“Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento in cui era stato portato, gli veniva dato il cibo alle nove del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno sempre il cibo alle nove del mattino”. Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla Vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.”

(Bertrand Russell, 1912)

Il significatoscienziato

La celebre metafora del filosofo Russell critica, anche con una certa velata ironia, il metodo induttivista. Ci spiega che per quanti casi ci possano essere nel corso di un ragionamento induttivo, nulla può garantire che il prossimo caso rientrerà anch’esso nell’inferenza che abbiamo indotto dalle osservazioni. Questo perché gli esperimenti concepibili e le osservazioni possibili sono infiniti per numero e tipologia. L’induzione, dunque, si fonda su un pregiudizio ontologico, ed è, in realtà, priva di fondamento. In contrapposizione, viene proposto il metodo scientifico ipotetico-deduttivo.

Cosa ci insegnaviso_dipinto

Questa metafora ci mette in guardia dal pensiero comune; infatti molto spesso siamo intrappolati nella convinzione che, dato che “è sempre accaduto così”, allora succederà così anche la prossima volta. Questo accade perché siamo guidati da un’euristica cognitiva, cioè una scorciatoia cognitiva attivata per risparmiare energie cognitive e per riuscire a prevedere il futuro. Detto ciò, però, questo limita la spinta creativa e l’originalità. La forza dell’abitudine molto spesso ci fa percorrere gli stessi percorsi, anche quando ciò non è conveniente, per esempio come quando percorriamo la stessa strada anche se ve ne è una nuova più veloce. Tale passività porta a una facile presa di controllo da parte dell’altro e della società. Non è così lontana la possibilità di abituarci a comportamenti aberranti (come l’aborto) solo perché sono entrati tra i comportamenti socialmente accettati. Anche nella violenza domestica la persona maltrattata si abitua a un livello di violenza da parte dell’altro e una volta che siamo dentro questo processo è difficile uscirne.

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Virginia Banfi