Il libro del  giornalista Giorgio Gibertini, scritto insieme a Paolo Velonà, è strutturato partendo da una grande e profonda conoscenza del sommo poeta Dante Alighieri, al quale vengono poste 100 domande e con 100 risposte che si basano sui testi originali della Divina Commedia.

Certamente un modo originale di accostarsi al poema più importante della nostra letteratura italiana, e allo scrittore più geniale che onora il nostro Paese.

La domanda viene rivolta a Dante in Purgatorio, è la numero 25:

“l’aborto è un diritto“?

Dante risponde di sentirsi spiazzato a una domanda del genere, consapevole che per molti moderni l’aborto è stata una conquista sociale.

Gibertini fa proseguire l’Alighieri parlando della legge 194, delle motivazioni che hanno portato all’approvazione, dell’utilizzo talvolta spregiudicato che i politici fanno di certe posizioni, semplicemente per acquisire consensi. Dante infatti sa bene come si comporta il mondo della politica, funzionava così nel 1300 a Firenze e funziona tuttora allo stesso modo, più o meno…

Dante non si sottrae alla domanda e dice “dal mio punto di vista l’aborto non è un diritto ma un peccato gravissimo“. Le argomentazioni che porta sono illuminate sicuramente dalla legge morale naturale, dalla fede in Dio e dalla posizione della chiesa in merito, ma strettamente razionali e desunte dalle conoscenze scientifiche dell’epoca .
Ecco che il poeta arriva a citare le parole di Stazio, quando si trovavano sulla ripida scala che conduce alla settima cornice ( Purgatorio, c.XXV):

Apri a la verità che viene il petto; 
e sappi che, sì tosto come al feto 
l’articular del cerebro è perfetto,                                     69

lo motor primo a lui si volge lieto 
sovra tant’arte di natura, e spira 
spirito novo, di vertù repleto,                                            72

che ciò che trova attivo quivi, tira 
in sua sustanzia, e fassi un’alma sola, 
che vive e sente e sé in sé rigira.                                   75

( parafrasi: apri il cuore alla novità che sto per dirti: e sappi che, non appena nel feto il cervello è perfettamente sviluppato, il primo motore (Dio) si volge lieto a una simile opera di natura, e vi ispira un nuovo spirito (la potenza intellettiva), piena di virtù, che attira e incorpora nella sua sostanza ciò che qui trova attivo e crea un’anima sola, che vive (ha la potenza vegetativa), sente(ha la potenza sensibile) e ha coscienza di sé.)

Aristotele pensava che la “potenza intellettiva“ nasce nell’uomo solo quando il cervello è perfettamente sviluppato, entro il terzo mese di gravidanza ( il limite stabilito dalla legge 194 per l’aborto).

Però Dante continua dicendo che per Aristotele e per Stazio, come per lui stesso, nell’uomo esistono anche una “potenza vegetativa”, che consiste nella capacità di un corpo di funzionare per vivere, e una “potenza sensitiva”, cioè la capacità di percepire le sensazioni, dolore incluso. Queste potenze si manifestano nel feto fin dal concepimento, quindi interromperle significa ucciderle.

Possiamo, quindi, concludere che anche Dante è Prolife.

Prof. Vittoria Criscuolo

presidente del Movimento e Centro di aiuto alla Vita di Varese

http://www.vitavarese.org

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