Come realizzare una seria informazione Prolife, che possa anche essere una efficace fonte di cultura, per contrastare l’ideologia abortista dominante? Spesso accade che gli Stati Uniti ci offrano esempi all’avanguardia per contribuire alla crescita delle nostre realtà, impegnate nella difesa della vita in Italia.
Interessante confrontarsi con l’associazione“ Prolife San Francisco“ che ho potuto conoscere grazie alla responsabile, Melanie Salazar, con la quale mi sono recata alla March for life a Sacramento, capitale della California, il 16 marzo. Insieme a lei altri amici della stessa organizzazione .
Melanie mi ha spiegato molto bene come agiscono sul loro territorio.
Incredibilmente noi del Movimento e Centro Di Aiuto Alla Vita di Varese, una realtà minuscola in confronto a quella californiana, abbiamo da tempo avviato un modo di gestire la comunicazione e l’informazione davvero unico in Italia, ma molto simile a quello che si fa negli Stati Uniti.
Tanto per incominciare, l’attività di comunicazione e di informazione è prevalentemente online, cioè sui social: un sito, una newsletter, la presenza su diverse piattaforme come Instagram, Facebook, Truth rappresenta l’ABC delle informazione. Si tratta di un’azione pervasiva e costante che, per quanto riguarda i tempi, assomiglia alla nostra: interventi settimanali, puntuali, sostenuti da notizie molto precise e verificate. Quello che però a noi manca, in Italia, sono i podcast e i webinar, ai quali ancora noi non siamo arrivati ma che dovrebbero entrare nella logica di ogni associazione Prolife, considerato che i movimenti per la vita sono tantissimi e che il movimento nazionale, per quanto riguarda potenza economica e organizzativa, si potrebbe sovrapporre alla realtà californiana che ho incontrato. Ecco, forse questa è la prima osservazione che dobbiamo fare: stiamo paragonando una realtà di una grande città (Prolife San Francisco) con una piccola realtà locale (Movimento per la vita di Varese). Ammettiamo che a noi potrebbe essere richiesto di meno e invece facciamo molto di più di quanto forse non sarebbe nelle nostre corde.
Molto interessante un altro aspetto che ci unisce, noi di Varese, con i Prolife di S.Francisco: la possibilità per le persone di collegarsi in tempo reale tramite il sito. In effetti la nostra Chat, operativa sul sito http://Vitavarese.org/contattiormai da sei anni, è stata e continua ad essere il punto di contatto per donne, uomini, ragazze in difficoltà per la gravidanza. Infatti questa idea, oso dirlo, eccezionale, ha generato un numero tale di Chat da permetterci la pubblicazione del nostro libro “Una chat per la vita. 50 storie di Speranza“ arrivato alla terza edizione.“Una chat per la vita”: il libro verità del Movimento per la vita di Varese
Molto sentite negli Stati Uniti sono le riunioni di preghiera davanti alle cliniche abortiste: io stessa ho partecipato a un momento del genere davanti alla famigerata” Planned Parenthood“ e ho potuto constatare il coinvolgimento dei presenti guidati da pastori protestanti. E a questo punto la mia domanda a Melanie è stata: la chiesa sostiene i movimenti Prolife? Se è vero che i preti non supportano apertamente i movimenti, scoprire però che i sacerdoti concedono di riunirsi per adorazioni eucaristiche mirate, per momenti di preghiera, ma soprattutto per parlare al termine della celebrazione è stato abbastanza sorprendente. Sarebbe bello se tutte le chiese nel nostro Paese si aprissero ai movimenti Prolife in maniera sistematica.
Ho notato poi una sorta di tendenza alla testimonianza globale, a 360°, dei Prolife negli Stati Uniti. Questa scelta è stata confermata dalla ammissione da parte di Melanie di essere stata arrestata tre volte: prima a Washington DC, perché bloccava una strada; poi a Memphis nel Tennessee per essersi messa a pregare su una proprietà privata; infine a Washington nuovamente per protestare contro la pillola abortiva.
Melanie sostiene che essere arrestati è necessario se si vuole davvero entrare nel cuore delle persone, dimostrando anche la propria disponibilità ad accettare uno sconvolgimento del genere per la propria vita. Per poter uscire dal carcere è necessario poi pagare una multa.
Un’altra testimonianza importante mi è stata offerta da Cinthia, che ha partecipato con noi alla marcia di Sacramento insieme alla sua bambina Sophie. La sua seconda figlia. La prima era stata data da lei in adozione in quanto rimasta incinta da ragazza. Mi ha spiegato anche di essere in contatto con la figlia che la considera una specie di Zia. Non ho commentato ma questa esperienza mi ha realmente sconvolto.
Prof. Vittoria Criscuolo
Presidente del Movimento e Centro di aiuto alla Vita di Varese
