E’ successo a Busto Arsizio domenica 9 dicembre che una giovane donna di 21 anni si è ritrovata a partorire prima del previsto e ad aiutarla in casa c’era soltanto il marito. Non c’era tempo da perdere, perciò al telefono un’infermiera di AREU ha guidato le mani del padre sul corpo della donna che amava, portandolo a far nascere la bambina. In tempo o in ritardo, capita che la nascita si presenti irruente! Janusz Korczack, il grande medico pedagodista polacco, che preferì morire con i bambini del suo Istituto piuttosto che salvarsi dal lager, ci ha lasciato a proposito della nascita parole indimenticabili:

” Dici: “Il mio bambino”.

Quando, se non durante la gravidanza, ne hai maggior diritto? Il battito del suo cuore, minuscolo come un nocciolo di pesca, è eco del tuo. Il tuo respiro porta ossigeno anche a lui. Un unico sangue scorre in lui e in te, e neanche una delle sue rosse gocce potrebbe dire di sapere se rimarrà tua o se diverrà sua, o se sarà versata in tributo al mistero della concezione e del parto… Dovrete affrontare insieme un momento decisivo: soffrirete insieme di un dolore comune. Rintoccherà una campana, una parola d’ordine: “E’ l’ora”.

E contemporaneamente lui dirà: “Voglio vivere la mia vita”; tu dirai: “Vivi la tua vita”.

Con possenti contrazioni delle viscere lo espellerai, senza badare al suo dolore; lui si farà strada con forza e determinazione, senza badare al tuo dolore.

Un’azione brutale.

No: sia tu, che il tuo bambino, con centomila impercettibili sussulti accorti e abilissimi, farete in modo che, prendendosi la porzione di vita assegnatagli, non porti via più di quanto non stabilisca il diritto universale ed eterno.

No, neppure durante i mesi dell’attesa, neppure nelle ore del parto, il bambino è tuo….”

Domenica al parto in casa, non c’era solo la madre col suo pancione sussultante e agitato ma anche il padre, un uomo che in tempo di assenza di padri, questa volta è stato presente con tutti i suoi sensi! A lui è toccato il privilegio di aiutare in modo determinante la donna partoriente diventando entrambi protagonisti della nascita della propria creatura.

Ecco un uomo, non medico né specialista, che non potrà mai più dimenticare di avere, in modo unico assolutamente speciale, assecondato e favorito la vita nascente, la vita dirompente di vitalità, la vita che voleva nascere da quell’amore che l’aveva, quale incredibile prodigio, resa viva, una nuova vita di colore rosa, colma di bisogni, desideri e speranze di felicità.

 

Susanna Primavera