Nella serie televisiva britannica Grantchester (2014), il protagonista reverendo Sidney Chambers interpretato da James Norton, è un giovane e seducente parroco anglicano con la passione e il talento del detective. La storia è ambientata nel Cambridgeshire degli anni ’50 anni e ha riscosso un notevole successo. Accanto a Sidney, c’è il curato Leonard Finch (l’attore Al Weaver), vice parroco, gentile, sensibile, timido, colto, studioso, in conflitto con le proprie tendenze omosessuali. In questo caso per giunta, si tratta del clero anglicano e non di persone libere affettivamente.

Anche in un’altra serie televisiva di grande successo Downton Abbey, nella famiglia protagonista della storia e, più precisamente, all’interno della servitù, emerge la figura del maggiordomo Thomas Barrow (l’attore Robert James-Collier) dapprima figura inquietante e manipolatrice che diventa man mano che passa il tempo sempre più umano, perso nella sua omosessualità che lo fa sentire “diverso”.

Oggi, le fiction che includono personaggi omosessuali e lesbiche sono sempre più numerosi: Heartstopper (Netflix), Feel Good (Netflix), The L Word: Generation Q (Sky/NOW), Pose (Netflix), ex Education (Netflix), Elite (Netflix) e, tra le serie più incisive su questo fronte Orange Is the New Black (Netflix). Non mancano neppure tra i supereroi: Batwoman (DC/CW).

Purtroppo, succede ormai anche nei film d’animazione, come in Jurassic World, nell’episodio 6 della prima serie, dove il film è stato trasformato nello sfondo per una storia d’amore omosessuale. Nell’articolo di questo link, la conclusione è la seguente: “anche al cinema, con Jurassic World: Il Dominio, abbiamo potuto ammirare il primo personaggio dichiaratamente queer della saga giurassica”.

Le teorie del Gender

Dietro questa tendenza che intende sottolineare, enfatizzare la normalità della tendenza omosessuale, c’è la diffusione delle Teoria del Gender. L’autrice di questa teoria è una filosofa statunitense, oggi settantenne, Judith Butler, attualmente docente presso il Dipartimento di retorica e letterature comparate all’Università della California, Berkeley.

Nel suo libro “Gender Trouble”, Butler ritiene che l’identità di genere non abbia in sé alcun fondamento biologico e sia soltanto frutto della cultura e del condizionamento sociale. La società infatti assegna ruoli specifici e definisce quali debbano essere le caratteristiche di genere, maschile e femminile. Il sesso è visto come prodotto culturale-linguistico, una “costrizione” di cui liberarsi, scegliendo liberamente a quale sesso voler appartenere, indipendentemente dal dato di natura.

In tal modo, scalzando la scienza e il dato di realtà, la filosofa ha innalzato le sue idee, non fondate empiricamente, a verità, sinonimo di liberazione femminile. Questa teoria sostiene la totale assenza di differenze, cioè la fine dell’essere “maschio” e “femmina”, due sessi ben precisi, che hanno un senso preciso proprio nella reciproca complementarietà.

Le teorie del genere (Gender Studies) sono diventate campi di studio accademici che analizzano come la società e la cultura costruiscono i ruoli maschili e femminili, distinguendo il sesso biologico dall’identità di genere. Esplorano la non-binarietà, la fluidità di genere (gender-fluid) e la teoria queer, decostruendo gli stereotipi tradizionali. Sono due le visioni dull’identità di genere che a partire dal secolo scorso sono andate affermandosi: La prima essenzialista, muove da una concezione biologicamente radicata di tali differenze, considerate come naturali e immutabili. La seconda, in cui rientra Butler è una visione costruttivista, che si fonda su una concezione prevalentemente sociale e culturale delle differenze.

L’autodeterminazione della propria sessualità

E’ veramente difficile concordare con l’indifferentismo sessuale di Butler, che vuole cancellare la differenza biologica dei due sessi, riducendola ad una questione squisitamente culturale. Con la scusa di voler combattere l’atavico sfruttamento della donna, ella riduce il corpo ad una specie di manichino, dove l’abito, ovvero la percezione individuale della propria identità sessuale, conta più della carne considerata invece irrilevante.

L’obiettivo dichiarato è giungere alla cancellazione definitiva della maternità, vista dalla Butler come una sorta di condanna ai lavori forzati, come una pena che svilisce, abbruttisce e rende schiavi (dell’uomo e della società). In tal modo, ogni condizionamento sociale finirà e la donna sarà finalmente “libera”. Ecco perché ella considera l’aborto come “diritto”; eliminare il bimbo in grembo è l’affermazione dell’autodeterminazione della donna e della sua libertà.

In merito alla sessualità, Butler ritiene che il significato del sesso sia fondamentalmente il piacere, il godimento “sicuro”, cioè senza complicazioni generative… E’ chiaro che questa teoria che nega la differenza sessuale, ha avuto e ha tuttora un forte impatto sulla cultura occidentale, sulla visione del rapporto d’amore e sulla relazione tra i sessi. Da ciò può cambiare in modo preoccupante il concetto di famiglia e di procreazione.

Psicologia: lo sviluppo dell’identità sessuata

A scanso di equivoci, facciamo chiarezza sullo sviluppo dell’identità sessuata. L’identità di genere esiste ed è la convinzione individuale di base di essere un maschio o una femmina (Monez e Tucker, 1980). E’ la percezione unitaria e persistente di se stessi come appartenente al genere maschile o femminile. Un processo di autoidentificazione sessuale, in cui la domanda a cui rispondere è: Io sono maschio o femmina?

La teoria cognitiva dello psicologo statunitense Lawrence Kohlberg (1927–1987), basata su un approccio cognitivo-evolutivo, propone che i bambini comprendano il genere in tre fasi (identità, stabilità, costanza) tra i 2 e i 7 anni. Più precisamente, entro i 2 anni, il bambino distingue le due tipologie sessuali e identifica correttamente la propria e quella degli altri. Tra  3 e 4 anni il bambino comprende che il genere è una caratteristica stabile nel tempo: un bambino sa che diventerà un papà, una bambina una mamma. Infine, tra 5 e 7 anni,  i bambini comprendono che il genere rimane lo stesso indipendentemente da cambiamenti esteriori (abbigliamento, acconciatura) o attività svolte. In questa fase, consolidano il senso di sé.

Pertanto, chi sostiene di avere un’identità differente da quella indicata dalla sua struttura neuro-anatomo-fisiologica ha semplicemente un disturbo di percezione di sé, la “disforia di genere” o “disturbo dell’identità di genere” (DIG), ovvero «il forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che con il dato biologico o anatomico».

Per quanto riguarda l’omosessualità, possiamo dire che le sue radici affondano in una questione di identità di genere. La parola omosessualità indica una tendenza o inclinazione sessuale ma non esiste una “natura” omosessuale, una omosessualità latente dovuta ad un determinismo genetico o biologico innato, predeterminato e immutabile. Allo stato attuale delle conoscenze non esiste nessuna prova scientifica che dimostri come vera questa ipotesi. Invece, si può affermare che le persone omosessuali hanno una eterosessualità latente, che per qualche motivo è impedita o ostacolata.

La scienza odierna confuta le idee di Butler

La genetica e la biologia neoevoluzionista contemporanee hanno concorso a rimettere in gioco il corpo. Per tali vie il sesso sembra riacquistare incidenza sul genere, attutendo la spinta propulsiva degli studi di genere. Possiamo ora dire come sia totalmente falso che le differenze tra uomini e donne siano esclusivamente dovute ai condizionamenti sociali e culturali mentre sono invece biologiche e genetiche, ormonali e strutturali anatomo-fisiologiche.

Genitori e nonni sono dunque avvisati! Vigiliamo perché dietro un semplice cartone che si presenta simpatico e coloratissimo, si può nascondere un ladro insospettabile di bambini che intende manipolare la mente e il cuore dei nostri figli: la Teoria del Gender.

Susanna Primavera