Chi sostiene di essere a favore della completa libertà di scelta della madre nel caso di una gravidanza imprevista, cioè se consentire al figlio di nascere oppure abortire, sembra condividere tacitamente almeno due presupposti, che invece vale la pena di esplicitare e di discutere criticamente.

1) scelta di abortire insindacabile e priva di condizionamenti?

Il primo assunto è che la scelta sia insindacabile. La madre, quindi, dovrebbe poter prendere questa decisione senza alcun condizionamento, né sociale né morale. Lascio all’intelligenza di ciascuno una realistica valutazione riguardo alla possibilità concreta per la madre di sfuggire a ogni influenzamento dell’altro genitore, o della famiglia di origine, o di altre persone con cui fosse in relazione. Quanto poi all’indifferenza morale di qualunque scelta si compia, entriamo in un campo dove prevalgono le proprie intime convinzioni, che possono anche variare nel tempo: basti pensare ai gravi traumi post-aborto ( leggi qui e qui) che, talvolta dopo molti anni, colpiscono donne che in gioventù dichiaravano priva di controindicazioni etiche l’interruzione della gravidanza.

2) Il contesto nel quale avviene la scelta è maternità mamma pancioneindifferente?

Un secondo presupposto implicito di chi sostiene la completa libertà di scelta per la vita del bambino oppure per l’aborto è l’indifferenza del contesto, e in particolare della normativa, rispetto a qualunque soluzione si adotti. Come se la madre vivesse in un regime dove non esistono conseguenze differenti, cioè vantaggi o svantaggi, a seconda della decisione presa. Insomma, in nome della libertà si potrebbe fare quello che si preferisce, a parità di eque condizioni garantite dalla legge.

La norma sembra più vantaggiosa per chi sceglie l’aborto

Obiettivo di queste note è chiedersi se al contrario, in Italia come in altri Paesi, la normativa vigente non configuri nei fatti un’incentivazione dell’aborto, cioè condizioni di vantaggio per chi sceglie l’interruzione della gravidanza rispetto alla nascita del figlio.

Quando si parla di incentivi di legge, a che cosa si pensa di solito? I paragoni sono sempre discutibili e non si vuole certamente assimilare l’aborto ad altre situazioni differenti. Tuttavia, è sempre utile spiegare l’uso dei termini, cioè in questo caso che cosa si intenda dire quando si parla di incentivi.

Incentivi a carico dello Stato ma a favore del cittadino

Con ogni probabilità, in questi mesi l’incentivo di cui si è maggiormente parlato in Italia è il cosiddetto 110%. Come è noto, si tratta di una normativa che ha consentito di realizzarel’adeguamento energetico delle abitazioni, ricevendo dallo Stato un finanziamento tale da rendere gratuita tutta l’operazione.

Si parla ora di incentivi per l’acquisto delle auto elettriche. In questo caso il contributo dello Stato è parziale, ma comunque il compratore è avvantaggiato, perché spende di meno.

Insomma, è del tutto normale parlare di incentivi quando una scelta, invece di essere a proprio carico, può essere posta parzialmente o totalmente a carico dello Stato (cioè del contribuente).

Consideriamo ora due casi contrapposti.

gravidanza feto1) Nel primo caso, una madre decide di abortire. A carico di chi sarà posta questa operazione?

2) Nel secondo caso, invece, una madre decide di far nascere il proprio figlio. A carico di chi saranno posti gli oneri conseguenti a questa scelta?

Pensiamoci su, soprattutto quando si sente parlare tanto di crisi profonda della natalità, in Italia come in altri Paesi. Probabilmente, servirebbe qualche incentivo in più per una scelta di vita e qualche incentivo in meno per una scelta di morte.


Prof. Enrico Maria Tacchi

Sociologo