La comunità minori: cos’è ragazzi

Una comunità per minori è un servizio educativo-assistenziale residenziale o diurno che accoglie bambini e adolescenti temporaneamente allontanati dalla famiglia d’origine per difficoltà, abusi o abbandono, su provvedimento dell’autorità giudiziaria. Offre un ambiente protetto con educatori professionali che prestano servizio nelle ore diurne e notturne, finalizzato alla crescita, alla tutela e, quando possibile, al reinserimento familiare.

Capiamo, quindi, che in comunità convivono bambini e ragazzi con storie complesse, con ferite aperte che si confrontano con la realtà di non essere più a casa con la propria famiglia. La comunità diventa una casa, un luogo di passaggio che, col lavoro e l’impegno degli operatori coinvolti, permette l’accoglienza, la rielaborazione di alcuni aspetti della propria storia e la possibilità di investire su se stessi.

Il lavoro dello psicologo calcio

Il lavoro dello psicologo in comunità si configura prettamente come supporto psicologico e non squisitamente terapeutico. Anche se, come è intuibile, la relazione di aiuto è sempre terapeutica. Mi piace pensare che lo psicologo si faccia interrogare dalla spontaneità dei ragazzi, dalla loro sfacciataggine e dai loro dubbi. Il professionista, spesso, è uno dei pochi adulti che suggerisce possibilità nuove, sostiene lo sviluppo e promuove la messa in atto di strategie efficaci per il raggiungimento di obiettivi personali. Lo psicologo agisce col pensiero clinico che è se la ferita è stata vissuta nella relazione, è nella relazione la cura. Per questo motivo, i ragazzi sono invitati non solo a convivere con gli altri ospiti per necessità, ma vengono proposte attività di gruppo. Le abilità sociali in preadolescenza e adolescenza sono fondamentali, ma spesso in questi ragazzi sono scarse. Accogliere i vissuti emotivi è una parte essenziale, ma anche promuovere la mentalizzazione, così come la metacognizione.

L’altro come donomano

In diverse situazioni si sentono persone che commentano: “Certa gente non dovrebbe fare figli!”. Entrare in comunità minori smentisce immediatamente questa convinzione: basta guardare oltre la superficie dei loro sguardi: possono sembrare vuoti e persi, ma, in realtà, sono in ricerca. I loro sguardi molte volte sono alla ricerca di porti sicuri e di adulti capaci di sostenerli nell’arduo compito di crescere. Promuovere la vita significa anche riuscire a donare speranza. I ragazzi hanno bisogno di persone che non guardino solo alle manchevolezze, ma alle possibilità e alle potenzialità. Iniziano a fidarsi quando inizi a riconoscerli come un dono. Chiaramente è giusto e doveroso proteggere bambini e ragazzi nelle situazioni in cui i genitori non riescono a farlo, ma bisognerebbe evitare il giudizio. Quel bambino è unico e irripetibile e se viene guardato così, potrà seguire il progetto che Dio ha pensato per lui.

Virginia Banfi