Spesso si legge di donne che diventano mamma dopo i 50 anni e la prima domanda che sorge spontanea è: sarà accaduto naturalmente o con la fecondazione artificiale?

Fino a quando una donna non è in menopausa è possibile per lei concepire spontaneamente: i casi sono numerosi e si può leggere qualche esempio quidonna incintaconsiderando poi che oggi l’età matrimoniale è notevolmente ritardata rispetto a mezzo secolo fa, le gravidanze tardive non sono una sorpresa e quella che una volta era considerata una “primipara attempata” (dopo i 27 anni) oggi sembra rientrare quasi nei parametri della normalità. Però, indubbiamente, anche così, partorire a 50 anni e oltre rappresenta senz’altro un’eccezione (come nel caso di Cuneo): sono infatti 2 su 1.000.000 le probabilità di restare incinta a 50 anni naturalmente. Certo un bambino è sempre motivo di grande felicità, se una donna si accorge di essere incinta, a qualunque età accada, non potrà che gioire pensando al piccolo. Pure così, però, la felicità si accompagna sempre ad un pensiero: la mamma avrà la forza, le energie, la salute per  “affrontare” e “confrontarsi” con un neonato-bambino-ragazzo-adolescente, che metterà a dura prova il suo equilibrio? I problemi di fronte all’ eccezionalità dell’evento sono legati alle esigenze del bambino,neonato in mano il vero protagonista della storia, il quale ha diritto ad un’esistenza per quanto possibile equilibrata. Senza contare il fatto che il “villaggio”, per così dire, che circonda un neonato, costituito da zii, nonni e parenti, amici e conoscenti, potrebbe risultare meno popolato per evidenti motivi anagrafici.

Ci sono però anche vantaggi non da poco nel diventare mamma avanti negli anni: la maturità e il senso di responsabilità che gli anni hanno regalato alla donna possono tradursi in un rapporto di donazione e di affetto meno emotivo e più costruttivo di quello forse proprio di un neo-mamma un po’ acerba. Chi ha avuto l’esperienza della maternità in età non giovane si esprime in modo entusiasta:” ricominciare a vivere, ritornare a riscoprire se stessa, come compiendo un salto indietro nel tempo”, sono le frasi che ricorrono spontaneamente nelle donne che, per forza di cose, devono abbandonare il proprio abitudinario modo di vivere, rinunciando ai propri schemi mentali, per far fronte allo “sconquasso” improvviso!  Mentre un giovane che si scopre genitore, forse, dà per scontato che avrà la vita davanti a sé e potrà accompagnare il bambino in tutte le fasi della propria esistenza, un genitore attempato, invece, non si aspetta di poter guardare al futuro lontano del piccolo. Inoltre, genitori un po’ avanti nell’ età avranno avuto forse il tempo per consolidare il proprio rapporto e realizzare una dimensione del tutto proiettata all’esterno di sé, quindi a vantaggio del piccolo.

E se invece il bambino è frutto della fecondazione artificiale, della provetta? Il “benvenuto” al piccolo è ugualmente gioioso, merita i festeggiamenti che si dedicano a tutti i neonati che si affacciano alla vita! Bisogna però tenere presente che la fecondazione assistita, regolata in Italia dalla legge 40/2004, ha di per sè  scarsissime probabilità di successo  e comporta molti rischi, sia per la madre, sia per il piccolo. Nel caso poi si renda necessaria una ovodonazione, a 50 anni le possibilità di restare incinta sono quasi pari a zero, come osserva il Prof. Carlo Flamigni, in questo articolo che parla anche delle implicazioni di carattere psicologico in una donna oltre ai pericoli connessi alle maternità tardive.

Molte donne sole, ormai di fronte all’incombere della menopausa, dopo aver dedicato la vita alla carriera, ricorrono a queste tecniche spesso senza sapere che, per avere “il bambino in braccio”, moltissimi ne verranno sacrificati.

Il problema vero, però, di fronte al fenomeno delle mamme/nonne, è l’alta possibilità che il piccolo non possa vedersi crescere con i propri genitori: il tempo di vita concesso alle persone non è infinito.

Dice il Qohelet, splendidamente riletto dal Cardinal Gianfranco Ravasi:bibbia_candela

Vanità delle vanità…

(…)

1Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
3Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.