Oggi in Italia sopprimere un bambino è reato mentre se si tratta di un feto nei primi 90 giorni di vita, non è più reato, grazie alla Legge 194 che depenalizza l’aborto: una contraddizione.

La Legge 194

La legge che nel 1978 si presentava dichiarando di voler difendere e tutelare la vita, ha finito per essere utilizzata proprio al contrario, come mezzo anticoncezionale; proprio ciò che voleva scongiurare:

1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Com’è stato possibile questo stravolgimento del Valore della Vita, di questa contraddizione di uno Stato che da un lato nella sua Costituzione dichiara di voler tutelare la vita e dall’altra, contemporaneamente, permette di sopprimere la vita nascente per legge?

In effetti negli anni ’70, sulla scia delle conquiste del femminismo, si voleva anche dare enfasi alla possibilità della donna di decidere in prima persona, in nome della sua sacrosanta “libertà di scelta”. Per arrivare ad approvare un comportamento talmente contraddittorio rispetto alla vita, bisognava alleggerirla dal peso della “coscienza” dicendole:

“Non ti preoccupare, il feto è solo un grumo di cellule!” .

E’ questo uno slogan che si sente dire ancora oggi, fatto su misura per negare il dolore dell’aborto e, di conseguenza, per sminuire anche il valore della vita del feto, il valore della vita nascente che può variare a seconda dell’arbitrio della madre, sola a decidere, anche se minorenne: se la nuova gravidanza è stata più o meno desiderata, se è più o meno in linea con il proprio progetto di vita, se è frutto d’ amore o di violenza subita, se è più o meno sano…

 

Ma ognuno di noi sa che non è così perché il valore della vita è uno solo e non accetta distinguo, né di nazionalità, né di colore della pelle, né di età o di salute perché il diritto alla Vita è il primo valore supremo, sul quale si fondano tutti gli altri diritti.

L’emancipazione della donna non c’entra, si è trattato invece di un grande imbroglio; lo specchietto delle allodole per catturare le donne nella rete del business nascosto dietro l’aborto. A fomentare con grandi investimenti in denaro questo tipo di “emancipazione” vi è un business miliardario di case farmaceutiche come l’ARA Pharma o l’Exelgyn, o di cliniche abortive, come la Planned Parenthood, l’ente abortista più grande al mondo…

Tutte le donne che diventano madri lo sanno: ci si realizza nel dono di sé; ciò vale peraltro per tutti gli uomini, la socialità umana è fatta di relazioni d’affetto, di amicizie e di collaborazione. Essere uomo nel più profondo, ci ricorda Victor E. Frankl,vuol dire essere aperto al mondo, a un mondo che è ricco di altri esseri umani da incontrare e di significati da realizzare. L’uomo vive di ideali e di valori. L’ auto realizzazione è un effetto non intenzionale dell’intenzionalità della vita, vuol dire essere orientati verso qualcosa che va al di là di se stessi.

 

Aprendoci alla vita chissà cosa potrà diventare quel figlio che nasce. E quanto può mancare un figlio? Lo sanno bene tutte coloro che cercano disperatamente di avere un bambino senza riuscirvi e ugualmente lo sanno tutte coloro che ne hanno perso uno involontariamente perché morto prematuramente o perché malato o troppo debole per sopravvivere a una disgrazia o altro ancora.

La legge 194 che, considerando l’aborto fatto grave, lo consentiva infatti solo in casi di “serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna” :

4. Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost).

ha finito per banalizzare l’aborto offrendolo a chiunque lo richiedesse, senza verificare più di tanto le motivazioni della donna. Il professionista ginecologo non obiettore che presiede al colloquio di richiesta di Interruzione Volontaria di Gravidanza in ospedale, andando al di là degli aspetti puramente tecnici, si deve preoccupare delle motivazioni che spingono una donna a richiedere l’aborto e valutarne la gravità in relazione a quanto dice la legge. Ciò avviene in modo sistematico? E’ realmente possibile applicare la legge anche su questo punto?

Per applicare la legge su questo punto così importante, sembrerebbe necessario prevedere d’ufficio un ulteriore incontro della donna con un’equipe di altri professionisti psicologi, assistenti sociali e spirituali, uniti con l’obiettivo di aiutare la donna a rimuovere ogni ostacolo per aprirsi alla vita. Se non vi sono gravi motivi di salute o di pericolo di vita per la madre ed il bambino, perché non proporre anche un’altra soluzione salva-vita, come il partorire comunque la creatura e donarla poi in adozione? Madre segreta è una possibilità reale per la donna incinta che non se la sente di tenere con sé il proprio bambino. Si tratta di una soluzione che garantisce la vita al bambino e l’anonimato alla madre che lo desidera. Di bambini in adozione non ce ne sono più ormai e quante coppie potrebbero trovare la felicità nel diventare genitori in questo modo!

Abortire perché il feto è dunque un minus?

Non c’è logica in questo pensiero dominante. perché fin dall’inizio lo zigote, la cellula che racchiude in sé tutta la possibilità di diventare uomo, è intrinsecamente destinato a diventarlo, va rispettato per questo e trattato come tale. E’ stato così per tutti noi! Quando ci guardiamo allo specchio e ripensiamo alla nostra crescita personale, alle conquiste e alla delusioni, ai nostri grandi sogni, alle nostre potenzialità, a tutto il nostro mondo; ecco, in quel momento possiamo realizzare il fatto che tutta la nostra esistenza avrebbe potuto non essere se nostra madre ci avesse rifiutato la vita; noi eravamo un insieme di cellule totipotenti in un micro nido gestazionale con un programma di sviluppo ben scritto dentro.

Se sei una donna veramente libera, rispetta con la stessa energia la libertà di vivere della tua creatura e vieni a trovarci perché ora non sei più sola, non puoi portare questo peso tutto da sola!

Susanna Primavera