Genitori con esperienze traumatiche mostro

I genitori che hanno vissuto esperienze traumatiche possono presentare alcuni o tutti questi aspetti nella loro genitorialità:

  • Alterazione della regolazione emotiva con impatto sulle modalità di parenting, ad esempio punitività ed espressione della rabbia
  • Alterazione dell’attenzione/coscienza con amnesie e dissociazione, ad esempio incapacità di consolare il figlio adottando comportamenti di immobilizzazione
  • Alterazione della percezione di sé con senso di colpa e vergogna accentuati e bassa autostima
  • Possibile alterazione nella percezione della violenza domestica subita, ad esempio negando la violenza
  • Alterazione della relazione con gli altri, ad esempio interpretando in senso persecutorio le richieste del figlio
  • Somatizzazione e problemi di salute fisica con difficoltà a prendersi cura di sé
  • Alterazioni del senso di fiducia rispetto a sé e altri significativi: difficoltà del genitore con esperienze traumatiche ad essere sensibile e a tenere in mente il bambino

Trauma e attaccamentomamma_stanca

Spesso i genitori con esperienze traumatiche infantili interpretano i segnali e i bisogni di attaccamento del bambino, ad esempio il pianto, come un remind delle proprie esperienze traumatiche. Questo evoca in loro reazioni tipo PTSD (disturbo post traumatico da stress) che compromettono le loro modalità di caregiving. Infatti, essi potrebbero attribuire al bambino stati emotivi che non gli appartengono, ma che provengono dalle loro esperienze traumatiche. Inoltre, aver sperimentato esperienze traumatiche nell’infanzia aumenta il rischio di vittimizzazione nell’età adulta.

L’intervento del CAV e del MPVgravidanza

CAV e MPV incontrano spesso donne in gravidanza che sono indecise se portare a termine la gravidanza anche per il sussistere di alcuni fattori di rischio citati in precedenza della propria storia personale. L’accoglienza materiale e il calore umano delle volontarie offrono uno spazio sicuro in cui poter cominciare a scorgere la speranza. Da non sottovalutare, inoltre, è la preparazione teorica delle volontarie che, in questo modo, sono in grado di cogliere segnali e sintomi di difficoltà ed esperienze traumatiche, col desiderio e l’obiettivo di prevenire l’insorgere di un’altra: l’aborto.

Virginia Banfi