Nel suo libro “Un corpo per due, una filosofia della gravidanza” , uscito nel 2025 in Francia e ora in Italia per le edizioni Vita e Pensiero, Marie Leborgne Lucas si lancia in questo saggio verso un’avventura intellettuale che intende approfondire il tema della maternità e della femminilità, da un punto di vista filosofico.
La coraggiosa opera sfida non solo luoghi comuni radicati circa il corpo delle donne ma anche tendenze femministe attuali con la forza della ragione e dell’argomentazione, nonché dell’esperienza personale.
Il risultato è un elogio della donna nella sua femminilità, stampata in un corpo generoso e creativo che racchiude ed esprime tutta la sua innata disponibilità all’accoglienza di una nuova vita dentro di sé.
Evoluzione del femminismo
Le attuali tendenze femministe che si contrappongono oggi sono da un lato le universaliste o egualitarie che vedono uomini e donne uguali tra di loro, dall’altro le essenzialiste o differenzialiste, convinte della specificità del femminile, un’essenza predefinita che rende pienamente donne nel diventare madri.
E’ pur vero che oggi non si può più parlare in termini filosofici del corpo delle donne senza essere tacciati di essenzialismo. Eppure, ci si può rifiutare di essere madri o si può non essere in grado di diventarlo, senza per questo essere meno donne.
E’ quindi necessario approfondire la questione della gravidanza che è scienza ma non solo, è anche intersoggettività e relazione con l’altro che è dentro di sé.
E’ questa una teorizzazione della differenza tra i sessi, proprio ora che viene messa in dubbio, se non addirittura eliminata. Ora che si parla di far nascere un figlio in un altro ventre bisogna comprenderne le conseguenze.
La gravidanza nella storia del pensiero
Il femminismo del XX secolo ha condotto una battaglia in favore delle donne dapprima di tipo politico che ha portato dopo la Seconda Guerra Mondiale al diritto di voto. Poi la rivendicazione ha riguardato il sociale, il lavoro e la battaglia per la liberazione sessuale e della maternità, meglio sarebbe dire dalla maternità.
I mezzi di contraccezione vengono legalizzati in Francia nel 1967 (in Italia nel 1971) e autorizzato legalmente l’aborto in Francia nel 1967 (in Italia nel 1978). Un discorso contraddittorio perché si intende lavorare a favore delle donne eppure contro la maternità.
Oggi i termini sono ancora più contraddittori di allora: “a favore della salute riproduttiva” con il “diritto” di abortire in ospedale, in casa, con l’aiuto dei medici o senza, grazie alle varie pillole abortive: un ampio movimento mondiale di cancellazione della gravidanza.
Questo perché la gravidanza è stata considerata la responsabile della messa al bando sociale delle donne diventando il secondo sesso. Simone De Beauvoir nel 1949 sosteneva che i compiti insiti nella maternità impedivano alle donne di “realizzarsi”, rinchiudendole nella ripetitività.
Generare, allattare non sono attività ma funzioni naturali in cui non è impegnato alcun fine esistenziale (n.d.r. in pratica la madre “mammifero” punto e basta).
Di conseguenza, per liberare le donne occorreva liberarle dal giogo della maternità e dalla zavorra della fertilità… in pratica, è stato gettato via il bambino con l’acqua sporca.

La maternità da destino a possibilità
Nei nostri CAV (Centri di Aiuto alla Vita) l’attenzione alle donne che incontriamo è totale e aperta alla vita. La storia del femminismo ha cambiato la percezione della donna rispetto alla maternità: “se lo vuole, quando vuole”.
La maternità non è più un destino cieco ma una possibilità che solo la donna ha e solo per un certo periodo di tempo nella sua vita; già dopo i 30 anni, meglio 35, le possibilità di rimanere incinte diminuiscono.
Solo la donna può aspettare un bimbo perché il suo corpo è fatto per questo mentre il corpo maschile non lo è assolutamente; pertanto, la gravidanza non può che essere una questione di genere.
Per tutte le donne si tratta di fare i conti con questa realtà del proprio corpo che può rimanere gravido, con serietà, consapevolezza e senso di responsabilità.
La gravidanza è già in atto
Quando la donna scopre di essere incinta, la sua maternità è già iniziata perché la nuova creatura che piano piano prende spazio in lei esiste già. Essa “si fa vedere e sentire” nell’ecografia con il suo cuore che batte e con i suoi movimenti, con la sua crescita sistematica, magari anche con qualche nausea, tipica all’inizio della gravidanza.
A seconda del tipo di desiderio di maternità della donna, la risposta individuale può essere di gioia, euforia o di angoscia, perplessità o sgomento. Questo perché il desiderio di maternità è spesso psicologicamente ambivalente.
Inoltre, c’è di mezzo anche il padre, anche se la legge ha fatto di tutto per eliminarlo da questo ambito, la verità è che si rimane incinte grazie ad un uomo, il padre.
La gravidanza esperienza che commuove
La percezione di se stesse cambia durante la gravidanza. Percepire che un’altro essere umano ci sta crescendo dentro, facendoci diventare un vero e proprio nido accogliente e vitale per l’altro, non è cosa da poco e non lascia mai indifferenti.
C’è sempre dell’ambivalenza ed è normale perché il percorso della gravidanza comporta anche affaticamenti, rinunce e dura ben nove mesi. Vi sono gravidanze facili e altre difficili.
La filosofa Leborgne nel suo libro esamina con attenzione la relazione che si stabilisce durante la gravidanza tra la madre e il figlio, un rapporto che distrugge l’individualismo imperante a favore di un rapporto fatto di accoglienza e di unione con l’altro, fin dall’inizio, un’interconnessione originaria che accomuna tutti gli uomini.
L’uomo non è più un individuo indipendente, separato dagli altri, solitario che viene gettato nel mondo (Martin Heidegger in Essere e Tempo del 1927) e che si costruisce da solo senza dover rendere conto a nessuno e men che meno alla propria madre, perché tale concezione non è altro che un rifiuto deliberato di riconoscere la propria dipendenza originaria.
Susanna Primavera
