Conoscere il proprio figlio: la storia di Sharran

Virginia Banfi​​
Ottobre 9, 2026
Articolo: Conoscere il proprio figlio: la storia di Sharran
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La storiaecografia_gen

Sharran Sutherland perde suo figlio Miran alla quattordicesima settimana di gravidanza. Il piccolo misurava circa 10 centimetri e pesava soltanto 26 grammi. Dopo quella dolorosa esperienza, la donna decide di condividere alcune fotografie per mostrare quanto il suo bambino fosse già sviluppato. Sharran racconta: «Non era semplicemente un ammasso di cellule. […] Il suo viso era perfettamente formato e somigliava già a suo fratello.»

Sharran ricorda con profonda emozione il momento in cui poté tenerlo tra le braccia e osservarne ogni minimo particolare: «Non riuscivo a credere a quanto fosse perfetto ogni suo aspetto: le orecchie, la lingua, le gengive e le labbra. Ero piena di meraviglia e stupore. È stata una sensazione incredibile, molto difficile da descrivere.»

Le immagini dello sviluppo fetale viste fino ad allora sui libri non l’avevano preparata a ciò che avrebbe osservato con i propri occhi. Dopo la perdita, alla coppia viene prospettata la possibilità di affidare il corpo di Miran allo smaltimento come “rifiuto sanitario” oppure di rivolgersi a un’agenzia funebre. Parole che provocarono in Sharran una profonda indignazione.

Il salutocimitero

Lei e suo marito hanno dedicato una settimana al piccolo e pianto la sua scomparsa. «Penso che aver avuto quei giorni con lui mi abbia aiutata molto», spiega la madre. Questo tempo è servito per l’elaborazione del lutto. Successivamente Miran venne sepolto in un luogo sacro in cui custodirne il ricordo.

La testimonianza

Le fotografie diventano virali e numerose donne che avevano vissuto una perdita simile contattano Sharran. Secondo il suo racconto, una donna le confida persino di aver annullato un appuntamento per interrompere la gravidanza dopo aver conosciuto la storia di Miran. Per Sharran, quelle parole attribuirono un significato ancora più profondo alla brevissima vita di suo figlio: «Pensai che, se quello era lo scopo della vita di Miran, allora così sia.»

Una storia dolorosa, raccontata da una madre affinché nessuno dimentichi che, per lei, Miran non fu soltanto una gravidanza interrotta: era suo figlio. Questa storia ci fa riflettere sul fatto che il feto è già vita, è già un bambino formato e sarà per sempre figlio dei suoi genitori.

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Virginia Banfi